Vediamo ora quali sono i principali rischi del Cloud Computing per un’azienda, con esempi concreti.
1. Misconfiguration e Data Breach (Il rischio del Shared Responsibility Model)
La criticità principale legata all’utilizzo di questa tecnologia riguarda la violazione dei dati:
- accessi non autorizzati a database e sistemi;
- furto di credenziali e identità digitali;
- esposizione accidentale di dati sensibili tramite configurazioni errate (bucket di storage pubblici, permessi troppo aperti, ecc.).
Spesso non è il provider il punto debole, ma l’uso improprio dei servizi: permessi troppo ampi, assenza di MFA, password condivise, mancanza di monitoraggio.
Un rischio del cloud computing è pensare che “sicurezza = responsabilità del provider”. In realtà, il modello è sempre shared responsibility: il provider protegge l’infrastruttura, l’azienda deve proteggere accessi, dati e configurazioni.
2. Perdita dei dati critici: l’assenza di un Disaster Recovery Plan
Un altro rischio del cloud computing riguarda la perdita o corruzione dei dati:
- errori umani (cancellazioni accidentali, sovrascritture)
- configurazioni di retention troppo brevi;
- assenza di un piano di backup e disaster recovery indipendente dall’ambiente di produzione.
Nel nostro articolo dedicato al backup e disaster recovery su cloud Amazon AWS viene spiegato come una strategia corretta di DR sia fondamentale per garantire continuità operativa e protezione delle informazioni. Senza un disegno chiaro, l’azienda rischia di scoprire il problema solo nel momento del bisogno, quando un semplice ripristino non è più possibile.
3. Downtime Architetturale: il problema del Single Point of Failure
Il cloud promette alta disponibilità, ma non la garantisce automaticamente. Un’architettura progettata male può trasformarsi in:
- siti web o applicativi critici non raggiungibili durante i picchi di traffico;
- interruzioni dovute a problemi di rete o a errori in fase di deploy;
- dipendenza da un singolo punto di failure (un’unica zona di disponibilità, un solo database, ecc.).
Come spiegato nel nostro articolo sulla migrazione alle architetture in cloud AWS, progettare in logica multi-AZ e utilizzare i servizi gestiti corretti è essenziale per ridurre questo rischio.
4. Vendor Lock-in: la dipendenza tecnologica dai provider
Un rischio meno evidente, ma molto reale, è il lock-in tecnologico: l’azienda si lega eccessivamente a un provider, a servizi proprietari o a un certo modo di sviluppare le applicazioni.
Questo può complicare eventuali migrazioni future verso un altro cloud, limitare l’adozione di soluzioni multi-cloud o ibridi e rendere più complesse le negoziazioni sui contratti nel lungo periodo.
Il lock-in non è sempre un male (spesso usare servizi managed aumenta efficienza e sicurezza), ma va gestito in modo consapevole, valutando cosa conviene standardizzare e cosa tenere più portabile.
5. Cloud Sprawl e Costi IT Fuori Controllo (Mancanza di FinOps)
Tra i principali rischi del cloud computing c’è quello di trovarsi, dopo qualche mese, con una fattura molto più alta del previsto, a causa di una pessima attenzione delle risorse attive, agli ambienti di test e di sviluppo mai dismessi, e della configurazione dei servizi sovradimensionata rispetto ai carichi reali.
Il modello “pay-per-use” è un vantaggio, ma solo se accompagnato da governance finanziaria del cloud
6. Skill Gap Interno e Vulnerabilità del Codice (IaC)
Un altro rischio concreto è legato alle competenze del team che gestisce le infrastrutture cloud:
- configurazioni di sicurezza incomplete;
- mancanza di policy IAM granulari;
- assenza di pipeline di deploy strutturate (CI/CD) e automazioni.
In molti casi l’adozione del cloud richiede un’evoluzione culturale: passare da “gestire server” a gestire servizi e infrastrutture come codice, come evidenziato anche nei nostri servizi dedicati.