Quando un’azienda subisce un incidente informatico serio la domanda da farsi non è solo “come evitare che accada di nuovo”, ma come tornare operativi nel più breve tempo possibile: ne parliamo in questo articolo.
Quando un’azienda subisce un incidente informatico serio la domanda da farsi non è solo “come evitare che accada di nuovo”, ma come tornare operativi nel più breve tempo possibile: ne parliamo in questo articolo.
Come presentato nella nostra panoramica sulla Cyber Security, per disaster recovery si intende la capacità dell’organizzazione di riportare in funzione sistemi e dati dopo un incidente informatico. Il termine è volutamente ampio: il incidente può essere un attacco esterno, un errore umano grave, un guasto infrastrutturale o un evento fisico che rende indisponibili server e servizi.
L’obiettivo non è semplicemente “avere un backup”: è garantire continuità operativa con tempi e modalità misurabili. In altre parole, il disaster recovery definisce quanto puoi permetterti di restare fermo e quanti dati puoi permetterti di perdere senza compromettere vendite, produzione, servizi o adempimenti normativi.
Il disaster recovery plan è il documento operativo che stabilisce:
Lo scopo primario di un piano di disaster recovery è evitare che la ripartenza sia improvvisata. Durante un incidente grave, infatti, il caos è un moltiplicatore di danni: tempi lunghi, errori di priorità, interventi non coordinati.
Un buon DRP non deve essere un tomo teorico. Deve essere chiaro, testabile e aggiornato, perché in caso di attacco si usa davvero.
Un piano di disaster recovery efficace nasce da un processo molto concreto.
Come abbiamo detto, affinché un piano di ripristino delle emergenze sia efficace deve essere misurabile nei suoi obiettivi. Le due metriche chiave per valutare un DRP sono:
RTO significato (Recovery Time Objective)
Il recovery time objective indica il tempo massimo accettabile di indisponibilità di un servizio.
Esempio pratico: “l’e-commerce deve tornare operativo entro 4 ore”
RPO (Recovery Point Objective)
Il recovery point objective definisce quanti dati si può perdere al massimo.
Esempio: “posso tollerare al massimo 30 minuti di dati non salvati”.
RTO e RPO non sono concetti “da IT”: sono decisioni di business. Perché stabiliscono il confine tra un fermo gestibile e un danno potenzialmente irreversibile.
Con infrastrutture ibride e workload distribuiti, cresce anche la ricerca su cloud disaster recovery. Il motivo è semplice: la replica in cloud o un ambiente secondario gestito permettono di ridurre costi e tempi rispetto a un secondo data center fisico.
Il disaster recovery as a service (DRaaS) è un modello in cui:
Conviene soprattutto quando non si può sostenere un sito secondario interno oppure si hanno RTO/RPO stretti su servizi digitali. E’ un’ottima soluzione anche perché permette di fare test periodici senza avere ulteriori costi e garantisce la possibilità di monitoraggio continuo che può essere richiesta per esempio dalla NIS2.
Il disaster recovery per aziende non è un progetto secondario, ma una misura che separa un incidente costoso ma gestibile da una crisi capace di fermare il business per giorni. La sua importanza sta nella differenza tra “subire” un attacco informatico e ripartire nell’immediato.
Le domande più frequenti sul disaster recovery
Il disaster recovery è l’insieme di procedure e strategie che permettono a un’azienda di ripristinare sistemi, dati e servizi dopo un incidente informatico, un guasto hardware o un evento imprevisto. L’obiettivo è garantire la continuità operativa minimizzando tempi di fermo e perdita di informazioni.
La misura di sicurezza del disaster recovery consiste nel pianificare, implementare e testare procedure operative per riportare rapidamente i sistemi e i dati in funzione in caso di emergenza. Include: backup regolari, repliche dei dati, ambienti secondari (DRaaS), definizione di responsabilità, priorità di ripristino e test periodici del piano.
Scegliendo i servizi di backup e disaster recovery, considera: i sistemi e i dati critici da proteggere, gli obiettivi di tempo e perdita dei dati (RTO e RPO), il tipo di backup (on-premise, cloud o ibrido), la sicurezza e conformità normativa, la possibilità di test periodici e monitoraggio continuo, e la scalabilità in base alle esigenze aziendali.